Zanonato-Start: «Panini per tutti» Invitalia-Smart: «Umili scuse»

shutterstock_111230789-580x273Da Riccardo Luna su startupitalia.it

Incontro con il ministro dello Sviluppo economico, che assicura: «Le risorse saranno sufficienti». Ma il bug del sistema, intanto, ancora non è stato superato

Qualche giorno fa, nel pieno della bufera per l'imbarazzante esordio del portale SmartStart, con i suoi 190 milioni di euro da elargire in vario modo, il ministro Flavio Zanonato ha gentilmente risposto ad un mio tweet, dicendo che stava seguendo personalmente il caso che avevo raccontato su Repubblica e che Alessio Nisi ha continuato a documentare qui. Ieri ne ho avuto la conferma, perché il ministro mi ha invitato al ministero dello Sviluppo Economico per ascoltare un'altra versione dei fatti.

Conferma alla mia convinzione che non fosse stato adeguatamente informato dai suoi collaboratori dei continui problemi della piattaforma web, con il rischio di annullamento del bando e perdita di 190 milioni di euro di fondi che tornerebbero alla Unione Europea. Mi ha detto che le mie preoccupazioni sono infondate, come vedremo. Meglio così: io tifo per l'innovazione, come è noto e quando posso cerco di dare una mano.

Abbiamo parlato a lungo del caso, alla presenza del suo collaboratore Stefano Firpo, che da tempo segue il tema startup e che è considerato uno dei tecnici più preparati e sensibili ai temi della innovazione. Verso la fine dell'incontro, il ministro ha chiamato un altro dirigente, Carlo Sappino, direttamente responsabile del progetto SmartStart gestito assieme a Invitalia. La conversazione è stata interessante e piuttosto dettagliata, ma non era un’intervista, e quindi non posso riportarla come tale.

Con il ministro però abbiamo analizzato lo stato dell'arte, il disastro in corso sul sito, le possibile prospettive: intervista no, quindi, ma il senso della posizione del ministero dello Sviluppo economico è invece importante riassumerlo per fare chiarezza, soprattutto nei confronti delle migliaia di persone che in questi giorni stanno provando a partecipare al bando; ma più in generale per tutti quelli che hanno a cuore l'innovazione in questo paese tenendo conto che operazioni sgangherate creano un danno a tutto l'ecosistema.

E quindi procedo, provando ad essere più chiaro possibile, anche perché i guai e i disservizi, nonostante i comunicati ufficiali, sono tutt'altro che finiti, almeno a giudicare da quel che si legge sulla pagina Facebook ufficiale di SmartStart.

1. Come è nato SmartSmart è noto, ma meglio riepilogare. Si tratta di distribuire 190 milioni provenienti da fondi europei. Il vincolo è quello di darli alle cosiddette regioni della convergenza, ovvero Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, alle quali si aggiungono per vari motivi Basilicata e Sardegna. Ci sono stati sette anni di tempo per trovare un modo intelligente di spenderli, questi soldi. Ci siamo mossi a sei mesi dalla scadenza. Questo la dice lunga sull'intera operazione, ma non è un’eccezione, in Italia, piuttosto è la regola: nel passato esecutivo solo grazie alla competenza del ministro Fabrizio Barca tanti casi come questi si sono rimessi in moto.

2. 190 milioni di euro sono tantissimi soldi. Lo sono in assoluto (l'intera, lodevolissima, operazione di riforma della scuola, proposta dal ministro Carrozza con il decreto di lunedì, vale il doppio, per dare l'idea). E sono tantissimi per il mondo delle startup. Anche qui, un termine di raffronto: United Ventures, il fondo nato qualche mese fa e che forse è l’iniziativa più importante di capitali di rischio, vale attorno ai 50 milioni. E quindi: 190 milioni erano e sono un bel tesoro che non va sprecato. Possono far crescere tante imprese, creare posti di lavoro, mettere in moto energie.

3. Cosa farci? L'idea di Invitalia, la società del ministero dell'Economia che si occupa di attrazione degli investimenti e sviluppo di imprese, è stata di darli alle imprese del sud più o meno “a pioggia”, ovvero sulla base di requisiti piuttosto generici. Dentro il ministero dello sviluppo Economico questa cosa ha incontrato alcune resistenze, perchè è stato visto come un modo per alterare e inquinare il mercato, ma la direzione incentivi era favorevole e alla fine si è raggiunto il compromesso di una sorta di cogestione. Non granché come si è visto.

4. Il bando diventa Smart&Start, e prevede contributi fino a 200 mila euro (ma in qualche caso di può arrivare a 300mila) in cambio di progetti di innovazione piuttosto vaghi. Anche i requisiti di ammissione sono vaghi, andando dai ragazzini con una idea su un power point alla società con 10 milioni di euro di fatturato e 50 dipendenti. Vista la struttura del mondo delle imprese italico, fatto di piccole e piccolissime imprese, il bando Smart&Start riguarda tutti al Sud. E punta a finanziare a fondo perduto circa mille soggetti.

5. Come criterio per la erogazione dei fondi, viene scelto quello a sportello: ovvero, assolti i requisiti di innovazione, chi prima presenta la domanda prima viene pagato fino ad esaurimento del soldi. Questo comporta una vera gara di velocità per presentare prima la domanda e spiega alcuni dei problemi informatici che si sono verificati e che, mentre vi scrivo, non sembrano ancora risolti. Il 4 settembre infatti, giorno di lancio della iniziativa, diventa il Clic Day, il giorno per presentare la domanda con un clic online e prendere 200 mila euro a testa.

6. Con queste premesse Invitalia alla fine di giugno si rivolge a Postecom, la società di Poste con cui collabora, che a sua volta gira la commessa a Reply, una importante e stimata società informatica con sede a Torino. Il coinvolgimento di Reply finora non era noto: ho avuto occasione di parlare con alcuni di loro per capire le ragioni dei tanti errori fatti e mi è stato spiegato che hanno messo in campo un team senior, composto da ingegneri informatici regolarmente contrattualizzati, che hanno lavorato senza sosta in estate. A nessuno di loro, mi è stato detto, era chiaro il complesso dell’operazione e le modalità a sportello. Era chiaro che si doveva correre, ragione per cui un altro fornitore ha preferito tirarsi indietro. Il sito è stato consegnato alla fine di agosto e non c'è stato il tempo materiale di fare gli stress test. Di più: i server sono stati configurati male e questo, non i mille accessi simultanei additati da un ridicolo primo comunicato, spiega il sostanziale blocco del primo giorno. E del secondo, anche.

7. E veniamo al 4 settembre, una data caricata di aspettative anche dalla comunicazione fatta sui social proprio da SmartStart, che ha paragonato l'operazione alle grandi scoperte della scienza e delle tecnologia. Non occorre qui tornare sopra il disastro delle prime 72 ore. Qui vale la pena di aggiungere che l'errata configurazione dei server è stato solo il problema più evidente. Risolto quello ci si è accorti che si creava un bottleneck nel database che mandava in tilt tutto. Nonostante i comunicati di Invitalia dicessero che andava tutto bene, i tecnici di Reply, con cui ho parlato fino a domenica, hanno lavorato tutto il weekend per eliminare i numerosi bug presenti, dovuti, pare, ad un problema imprevisto di compatibilità del sito con il database di Invitalia.

8. Tra i tanti bug segnalo il fatto che Basilicata e Sardegna a molti non comparissero affatto, l'errore sistematico nella generazione del file di preview, l'impossibilità di salvare i dati e di inserire il codice fiscale sono alcuni dei più evidenti. Bastava leggere la pagina Facebook ufficiale per rendersi conto del disastro in corso: invece da Invitalia sono mancate le risposte e i chiarimenti. Ci sono state prima generiche rassicurazioni (“ora va tutto bene”), poi incoraggiamenti (“forza, tenete duro”), e solo ieri si leggeva quello che avrebbero dovuto scrivere dal primo istante: “Nello scusarci davvero di cuore e con grande umiltà nuovamente per gli inconvenienti che avrete potuto incontrare e garantendovi che stiamo facendo del nostro meglio per risolvere i problemi sorti”… eccetera eccetera. Scusarci e umiltà sono le parole che avrebbero dovuto usare dal primo istante ma tant'è.

9. Il problema del disastro informatico è nei tanti ricorsi annunciati e in quelli possibili. Infatti un ricorso al TAR avrebbe l'effetto di bloccare la procedura; se i 190 milioni di euro non vengono assegnati entro l'anno tornano all'Unione Europea e tanti saluti. D'altro canto l'ipotesi di annullamento del bando, invocata da molti su Facebook, si presta a rischi analoghi da parte di quelli che invece sono riusciti a completare la domanda. Insomma un bel dilemma. Con queste premesse, ho varcato il portone del ministero dello Sviluppo Economico.

10. Cosa pensa e dice Zanonato? Intanto parte dai numeri. Ieri erano 83 domande completate, 87 in via di completamento, oltre 1.300 richieste in corso. Cosa dicono questi numeri? Secondo il ministro dicono che ci sono abbastanza fondi per tutti. E quindi non ha senso annullare il bando. Anche perché se ci sono soldi per tutti chi dovrebbe fare ricorso? Il ministro a questo proposito usa una espressione colorita, che può non piacere, ma rende l'idea: «Ci sono abbastanza panini per tutti, perché dovrei smettere di distribuire panini? Perché qualcuno non l'ha ancora preso? Ci riprovi, lo prenderà». Questo ottimismo, unito al pragmatismo, forse dovrà fare i conti con il fatto che a questo punto i finanziamenti potrebbero essere inferiori a 200 mila euro proprio per fare contenti tutti ed evitare ricorsi. Ma il ministro ci tiene a far sapere che i criteri di selezione saranno meritocratici e premieranno l'innovazione. Come? Questo lo sa solo Invitalia, ci torniamo fra un istante.

11. Davanti alle centinaia di messaggi su Facebook che smentivano i comunicati di Invitalia, la prima reazione del ministro è stata di scetticismo. Come se si trattasse di messaggi finti oppure di persone incapaci di compilare un modulo. Ma devo dire che nel corso della conversazione ha cambiato idea e si deve essere reso conto che c'è del vero. Ha quindi chiamato il dirigente responsabile, Carlo Sappino, per chiederne conto e ha preteso che a tutti quelli che scrivono su Facebook venga data una risposta tempestiva e chiara. Anche per tutelare la pubblica amministrazione, ha detto, altrimenti è come mettere il proprio sedere davanti a un plotone di persone pronte a prenderlo a calci.

In serata mi ha chiamato il capo di Invitalia, Domenico Arcuri. Dovrei vederlo nelle prossime ore. Vado a sentire a sua versione dei fatti naturalmente. Gli dirò che in questo momento l'help desk di Invitalia comunica che la Posta Elettronica certificata è intasata e che quindi è meglio non mandare comunicazioni lì. Gli chiederò come faranno a fare una graduatoria realistica in questo caos. Cercherò di capire, per trasparenza, come e da chi saranno valutate le domande. E se ci avanzerà qualche minuto, proverò a spiegargli perché operazioni condotte così male non aiutano certo la causa di chi, con fatica, in questo paese, prova a fare innovazione.

 

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